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ELE D’ARTAGNAN
Biografia cronologica*
1911 Ele D’Artagnan nacque a Venezia il 13 Novembre 1911, figlio di una “donna che non vuole essere riconosciuta” e presentato alle ore 23 per la registrazione nella Casa Comunale da una levatrice, Amalia Verza, 61 anni e due testimoni, Anna Albanese, 67 anni e Giulia Gregolin, 49 anni. Le tre donne dichiarano che è volere della madre dare al neonato il nome di Michele e il cognome (falso) Stinelli. Il piccolo Michele viene così portato all’Istituto Provinciale per l’Infanzia di Venezia S. Maria della Pietà: un orfanotrofio.
1920 Mentre frequenta in Collegio la scuola elementare per orfani, viene affidato nei periodi di vacanza ed estivi a varie famiglie di contadini in villaggi nella provincia di Padova e Treviso (Zero Branco, Sambughè, Preganziol etc.) per lavorare nei campi ed acquisire una vita familiare adottiva. Poi dichiarerà più volte di avere avuto in quel periodo 10 matrigne più la suora superiore. Frequenta la scuola serale per i primi rudimenti musicali con il M° Casagrande.
1921/22 Continua il Collegio e prende anche lezioni di musica e tromba quando va da Venezia a Preganziol. In seguito viene iscritto al Regio Istituto (Musicale?) Francesco Manzato di Treviso.
1923/25 Con il regista Zanuzzi frequenta la prima scuola di recitazione al teatro Garibaldi di Treviso. In quel periodo, quattordicenne nasce la sua passione per la recitazione e la bicicletta. Così scriverà di quel tempo: “E poi corse in bici e botte a tutti…Ero un contadino fiero a 14 anni…e ricevevo visite periodiche di certe persone estranee…”.Più tardi da adulto si definirà ancora “Artista e attore contadino”.
1926/29 Conclude la sua formazione superiore in collegio e lo studio della tromba tra Venezia e le famiglie contadine adottive della provincia di Treviso e Padova. Recita in un saggio teatrale a Ca’ Pesaro. Il 17 febbraio entra nela scuola allievi della Guardia di Finanza ed è inviato in servizio ai confini delle Alpi (Sondrio). La ferma militare si conclude il 22 febbraio 1933.
1934/36 Viene richiamato di nuovo per il servizio militare a Roma (dove arriva da Treviso in bicicletta insieme ad un amico) in qualità di Trombettiere nella fanfara del Re e del Duce e vi presta servizio dal 21 giugno del 1934. Trasferisce la sua residenza a Roma e si onora di essere diventato cittadino romano. Passa un periodo sempre da militare ad Arezzo. L’impegno con la banda a pieno regime termina nel ’36, ma rimane iscritto e a disposizione; infatti viene convocato saltuariamente in vista delle grandi manifestazioni del re e del duce, come l’arrivo di Hitler a Roma nel 1938.
1938/48 Sono questi gli anni in cui esercita la professione di rappresentante e piazzista con base e residenza a Milano, ma con lunghi periodi passati a Bolzano, Venezia, Treviso, Padova e qualche puntata a Roma. Lo fa per le ditte Borletti, AEG, Alemagna, Motta. Scoppia la guerra e sono momenti duri per tutti, arrivano i nazisti e si viene deportati facilmente nei campi di concentramento. D. dichiarava spesso di aver salvato un partigiano a Milano nel ’44 in Via Vitruvio. Intercala al suo normale lavoro, spettacoli di teatro comico, musica e svolge anche il ruolo di presentatore per manifestazioni di moda, arte, volti nuovi, concorsi di bellezza: (Como, Bergamo, Brescia, Mogliano Veneto) e a Preganziol recita nella famosa commedia buffa Nina non far la stupida. Nel cinema esordisce come generico-extra nei film Fabiola e Il Segno della croce. E’ andato perduto il racconto con il quale dopo la guerra vinse il concorso letterario bandito dal giornale Milano Sera. La casa, una novella, vince un premio e viene pubblicata sul Gazzettino di Venezia, aiutato in questo dal prof. Giorgio Zamberlan, allora direttore della rivista Italie e Suisse. Si diletta anche nel disegnare e dipingere; la prima Zucca ad acquerello risale al ’39 e ancora si conserva. Il motivo ‘zucca’ sarà un’icona costante nella sua opera futura a testomonianza della sua origine contadina, ma anche a significare l’eros panico presente nei frutti della terra. Partecipa a fotoromanzi, continua a presentare spettacoli e abbandona gradatamente il suo lavoro di rappresentante.
1950 Da tanto insegue con pervicacia e costanza il sogno di scoprire la sua vera famiglia. Si sposta in continuazione a Venezia e Treviso per tale scopo. Finalmente, dopo anni di ricerca, scopre il nome di sua madre il 18/7/1950, chi fu a metterlo al mondo e consegnarlo, perché non sposata, al S.Maria della Pietà: sua madre si chiamava Elena Lombardi, nata a Venezia nel 1888, ed arpista nell’orchestra della Scala di Milano. Da quel giorno scriverà sempre per il resto della vita quella data della scoperta ed acquisirà in proprio il cognome Lombardi anche se non riuscirà mai a farlo registrare ufficialmente. Continuerà le ricerche per il padre e il resto della famiglia, ma sarà anche condannato ad una sempre più maniaca ostinazione per la ricerca della verità che negli anni metà ’60 (dopo essere stato arrestato e crudelmente imprigionato per quasi 2 mesi: reato di diffamazione contro i suoi famigliari per l’eredità) lo renderà psichicamente fragile, preda di visioni, e afflitto da complesso persecutorio. Il fatto è che la famiglia Lombardi era veramente una famiglia ricca e addirittura imparentata (la sorella carnale di D’Artagnan) con un politico, ministro italiano della Democrazia Cristiana. E’ comprensibile che la storia di un orfano attore/povero che si presenta alla porta di un ministro con tutti i documenti, non poteva essere ascoltata: vera e provata che fosse comunque la sua storia, avrebbe diminuito le ricchezze della famiglia e anche avuto un effetto scandalo sull'onorabilità del ministro e del partito al potere. Questo racconto/giallo, la madre, il vero cognome Lombardi, il tradimento della sorella, l’eredità, il rifiuto del falso “stinelli” che scriverà sempre in minuscolo quando dovrà farlo per forza, come per i documenti, le lotte per ottenere il cognome Lombardi e dagli anni ’70, l’aggiunta a Lombardi del cognome Toscanini (pare che la madre arpista alla Scala avesse avuto rapporti con Toscanini), saranno i temi dominanti di ogni giorno a venire della sua vita. Nel retro della maggioranza dei suoi dipinti e disegni verrà sempre scritta la sua causa irrisolta identificandosi come figlio di Elena Lombardi e più tardi, Toscanini. Era forse il segno di un bisogno di affetto familiare, di una casa e di un focolare domestico che non aveva avuto mai e che mai avrà.
1951 Un'altra donna sarà il motivo della sua rinomanza sui giornali del tempo e nelle riviste di costume: la scoperta e il lancio di un personaggio pubblico dell’Italia anni metà ‘50: Edy Campagnoli, la prima figura femminile in assoluto della nascente TV italiana. Era la presentatrice del quiz-show Lascia o raddoppia presentato da Mike Bongiorno, che è andato in onda a partire dal ‘55. Questo rapporto è testimoniato da una dichiarazione firmata dalla Campagnoli nel 1951 e da quattro lettere che si sono salvate dall’umidità di una grotta. E’ pure del 1951 un articolo in cui si annuncia che l’attore D’Artagnan si trasferirà a Roma per conquistare le scene di Cinecittà, allora in piena evoluzione e centro internazionale del cinema fino a tutti gli anni ’60. E intanto partecipa come generico extra a tre film: Messalina, di Carmine Gallone, Il miracolo di viggiù per la regia di Luigi M. Giachino e I tre moschettieri per la Palmas Espanol Film (estinta), da cui il suo nome d’arte “D’Artagnan”.
1952 Arrivato di nuovo a Roma sostiene brillantemente gli esami davanti alla commissione di stato per il cinema presieduta dal Prof. Casagrande per la qualifica di “generico extra”. Comincia a familiarizzare con l’ambiente del vasto mondo del cinema non solo a Cinecittà, ma anche frequentando i luoghi dove si incontrano attori e registi: i bar di Via Veneto, Canova e Rosati a Piazza del Popolo, trattorie e osterie del centro storico e di Trastevere. Tutti cominciano a conoscerlo, oltre ai personaggi del cinema incontra anche politici, funzionari, nobili, alti prelati, commercianti e gente comune. La sua popolarità cresce a Roma anche per quel suo singolare ed unico modo di presentarsi, carico di energia, di simpatia, di scherzi fantasiosi e visionari, unico e geniale, copia di nessuno. Così c’è una parte per lui nel film di Carmine Gallone Puccini con Gabriele Ferzetti e Nadia Grey. E’ proprio allo scadere del 1952, il giorno di S. Silvestro che D. si presenta a Via S.Giovanni Decollato al Foro Romano, in casa della famiglia Gallina; è alla ricerca di un posto letto che una mamma di sei figli (col marito malato che morirà qualche tempo dopo) affittava per avere qualche entrata in più. La sua apparizione porta una ventata di sogno e di speranza nella famiglia. Un attore che lavora a Cinecittà! il mondo della favola e dei soldi a contrastare una Roma sprofondata in un dopoguerra fatto di povertà, di disoccupazione e di stenti per la maggior parte della popolazione. Sono gli anni del neorealismo, che avevano prodotto Paisà e Ladri di biciclette. Vi resterà fino al 1957 più o meno saltuariamente e continuerà ad essere di casa anche negli anni seguenti fino al ’63, anche perché dal 1957 fino al 1960 troverà un posto più adeguato accanto alla casa dei Gallina, in Via dei Foraggi, e poi dopo varie peripezie una casa vicino al Vaticano, appunto fino alla sua carcerazione e al suo rimpatrio a Milano, nel ‘63/’64. Rimarrà comunque amico della famiglia fino alla fine della sua vita, con visite regolari e costanti, spesso fatte per motivi di bisogno.
1953 Nella famiglia Gallina trova un certo calore familiare anche se le speranze di improvvisa ricchezza promesse cominciano a scemare. Sceglie il piccolo Pietro a partire dai suoi 5 anni (nei periodi estivi o di pomeriggio, dopo la scuola) per portarlo in giro nelle sue incursioni attraverso la città, al cospetto di parroci, gente di cinema, politici, commercianti, giornalisti etc. Si tratta di avere un piccolo scudiero, un allievo, un compagno che ascolti estasiato le sue favole, i suoi miti, le sue storie, che sia testimone delle sue gesta; che lo veda furioso come Orlando e Don Chisciotte nella sua travolgente energia positiva instancabile e solare o nelle sue cadute nel tenue pianto di disperazione; e anche che fosse un compare nell’impietosire i vari preti, politici, aristocratici e commercianti a dare un po’ di denaro per una famiglia povera, o per la richiesta di un lavoro. Pietro continuerà a vagabondare con lui fino agli 1963 in maniera quasi costante. Poi verrà arrestato nel carcere Regina Coeli e dopo 43 gg. estradato a Milano, luogo della sua residenza. Il ’53 è anche l’anno in cui lavora al film di Tullio Covaz La figlia del reggimento e a quello di Leon Viola, Sul ponte dei sospiri, iniziato l’anno precedente a Cinecittà. Continua la sua relazione di amico/confidente/amante con Edy Campagnoli. Lei a Milano manda buone notizie di vari lavori e sfilate di moda.
1954 E’ impegnato ancora in due film: Guai ai vinti! di Raffaele Materazzo con Lea Padovani e Anna Maria Ferrero, e in Accadde al commissariato di Giorgio Simoncelli, con Walter Chiari, Alberto Sordi, Lucia Bosé, Nino Taranto. Si tratta sempre di piccole parti che possono farlo vivere per 2/3 mesi al massimo.
1955 E’l’anno importante dell’incontro con Federico Fellini nel film Il bidone, con G. Masina. Fellini verrà considerato subito il suo “divino maestro” e il maestro ricambierà inserendolo nell’album dei suoi personaggi sognanti e bizzarri, e lo chiamerà per partecipare ad altri quattro suoi film. E’ pure l’anno della sua grande speranza: la sua Edy Campagnoli è diventata la prima diva della TV italiana nel programma Lascia o raddoppia, visto da oltre 10 milioni di italiani. (Un quiz show al quale partecipò anche il musicista John Cage come esperto di micologia). Edy secondo lui avrebbe dovuto aiutarlo ad uscire dalla vita dura per fare il balzo nella “Dolce vita”, ma ciò non avvenne. Il suo scopritore e lanciatore fu lasciato in disparte poiché ella sposò subito un famoso calciatore. Nelle lettere a D. Edy cerca di convincerlo a lasciare Roma e il cinema per trovarsi un buon posto di lavoro qualsiasi a Milano dove lei aveva delle possibilità per raccomandarlo. D. non solo non accettò tale un tale invito, pensò addirittura che fosse stata minacciata e isolata e costretta per arrivare ad umiliarlo tanto: proprio lui che si sentiva di poter essere un grande attore. Egli ne fu completamente addolorato e riempì le lettere a Edy di insulti, fino alla soglia della querela da parte dell’avvocato della ricca diva. Oltre al Bidone di Fellini lavora in altri due film: La cortigiana di Babilonia, regia di Carlo Bragaglia e La fortuna di essere donna di Blasetti, con Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Pur nella povertà è sempre vestito in modo elegante e si presenta nei luoghi della mondanità frequentemente: Via Veneto, Rosati, vernissages, feste, concorsi, serate di gala.
1956 Il ’56 è un anno magro, solo un film Le schiave di Cartagine, e il 1957 lo attenderà ancora più vuoto anche perché riprende a raccogliere dati sulla sua ricca famiglia Lombardi. Non disdegna comunque di aiuti che gli vengono da parte di nobili appartenenti al suo partito del cuore: quello della Monarchia sabauda. Come nelle favole, voleva essere sempre il buon cavaliere che serve fedelmente il suo re. Il re dispensatore di verità e giustizia. Accetta anche di far propaganda per il Partito Monarchico e diventa amico dell’On. Covelli e di Lauro, dai quali riceverà di tanto in tanto qualche sussidio. Continuano i suoi contatti con la mondanità di Via Veneto e le serate di gala.
1957 Dopo che la sua vecchia fiamma Edy viene in un breve viaggio trionfale a Roma in aprile ed i due s’incontrano chiarendosi sui litigi passati, egli vuole subito raggiungerla in luglio a Milano, per incontrarla di nuovo; ma sarà l’ultima volta. A Milano approfitta per raccogliere ancora documenti e testimonianze sulla sua famiglia. Il Corriere Lombardo esce con un articolo dal titolo “L’amara storia di un attore povero: D’Antagnan cerca il padre”. E’ a Roma di nuovo e dopo una battaglia epica con un mafioso che lo schernisce in casa Gallina, per motivi di “ordine pubblico” viene accompagnato ad abitare da una vicina di casa per una stanza in affitto (più cara).
1958 A Roma le porte della televisione cominciano ad aprirsi anche per D. Incontra il regista Anton Giulio Majano che lo prende a ben volere e lo fa lavorare in uno sceneggiato televisivo Capitan Fracassa. Ha anche un altro incontro importante con Elmo De Sica che lo presenta al celebre Vittorio. Ed ecco allora che si torna a girare un film, Anna di Brooklyn di Carlo Lastricati con Amedeo Nazzari, Vittorio De Sica e la stupenda Gina Lollobrigida con la quale si fa fotografare. Da quest’anno al ’61 la sua vita scorre con minori affanni economici. Parla sempre di una certa ‘Jacqline’, figlia di un diplomatico: è perdutamente innamorato di lei.
1959 Alla RAI TV riesce a trovar impiego in numerosi sceneggiati: I figli di Medea con Enrico Maria Salerno, regia di Majano; Il romanzo di un maestro con Calindri e Zoppelli, regista Landi; Ragazza mia sempre per Landi con Lea Padovani e Shilla Gabel; Gli oggetti d’oro con Cosetta Greco e Fosco Giacchetti, regia ancora Landi; e la celebre Isola del Tesoro nella parte del pirata ‘Harry’ con Foà, Moschin, Garrani, Pani, Lay, regista Majano. Non mancano poi due presenze nel cinema con il film di Gallone Cartagine in fiamme; e con quello di Giovanni Paolucci Il corsaro della Tortue.
1960 Riprende in mano la questione della sua famiglia e avendo raccolto tutti i documenti sporge denuncia nei confronti dello zio Carlo Lombardi, chiedendo un risarcimento per quei tempi favoloso, 50 milioni di lire. L’articolo della querela appare sul Messaggero di Roma in data 13/8/1960: “Abbandonato da bambino querela lo zio”. Qualche giorno prima aveva anche querelato un dirigente della Titanus Film per avergli impedito di entrare negli studi di posa! Cominciano a partire le decine e decine di querele che depositerà contro tutti quelli che gli fanno un torto, particolarmente dense in numero negli anni ’60 fino a metà ’70. Questo non gli facilita la ricerca di impiego nel cinema, poiché le sue follie cominciano ad infastidire l’ambiente; ottiene però qualche lavoro nei “caroselli” pubblicitari della TV: tra gli altri interpreta, ironia della sorte, il pittore pazzo Van Gogh. Si trasferisce in una bella casa a Via S. Veniero, 37, vicino ai Musei vaticani. Disegna zucche e maschere su pezzi di carta di scarto.
1961 Visto che la querela allo zio non ha avuto sviluppi, il 5/4/61 sul Gazzettino di Venezia alla pagina di Mestre D. fa pubblicare un lungo articolo che riproduce più o meno tutte le vicende della sua nascita e i relativi sviluppi documentati, quelle stesse inserite nella denuncia. Ancora nessuna risposta da parte della famiglia. Lavora in questo periodo anche come presentatore di feste e spettacoli in ristoranti alberghi, balere, tra Roma, Ostia e la riviera romagnola. L’8 giugno salva la vita a Pietro Gallina 13enne, diagnosticandogli un inizio di peritonite e lo conduce urgentemente all’ospedale. Perde le speranze con una sua amata, Costanza, che si sposa con un altro.
1962 Arriva la denuncia per diffamazione e calunnia di sua sorella carnale Anna Maria moglie del politico-ministro della Democrazia Cristiana. Appare l’articolo sul Messaggero del 15 maggio ’62. L’articolo presenta forti contraddizioni: se Elena Lombardi, madre di D., nota arpista morta in miseria a Milano è stata considerata la madre reale, perché le autorità si sono sempre rifiutate di dare il nome Lombardi a colui che lo desiderava sopra ogni cosa?
1963 Viene arrestato per calunnia e diffamazione e condotto al carcere di Regina Coeli dal 3 marzo al 26 marzo e successivamente dal 26 settembre al 29 settembre più altri sette giorni totali di fermo, per un totale di gg. 43 gg. Viene rimpatriato a Milano dove dovrà forzatamente restare fino a metà ’64.
1964 Da Milano scrive che non vede l’ora di tornare a Roma. Tutte le vie al lavoro paiono bloccate anche a Milano. Giunto poi a Roma, il suo stato mentale peggiora e ha spesso delle crisi di persecuzione più forti del solito. Sono solo brevi momenti. E’ tuttavia anno nero che lo toglie dal bel mondo della “Dolce vita” per fargli imboccare quello della “Amara vita”. Sospetta anche di ‘tradimento’ gli amici più stretti e fedeli, è ridotto a vivere in strada e senza più lavoro. I Gallina sono tutti grandi e ci vanno stretti in casa, possono aiutarlo nelle altre cose tranne che per il letto.
1965 Passa di casa in casa sempre per periodi brevi; è chiamato a Venezia per presentare a Lido qualche serata di spettacolo; torna a Roma e le pensioni costano troppo per le sue tasche; finisce i soldi guadagnati e non resta che il dormitorio pubblico al Monte della Pietà; tanti amici lo aiutano, con cibo, qualche piccola somma e vestiario, di nuovo la famiglia Gallina in testa, ma nessuno ha un posto in casa, né lui accetta luoghi troppo scoperti, devono essere tutti bloccabili con forti serrature o lucchetti e catene. Riesce a strappare una parte in due film: uno di Marco Ferreri, girato nel 1965 ed uscito come episodio nel 1973, si tratta de L’uomo dei 5 palloni; e Signore e Signori di Pietro Germi
1966 Anche se disperato non rinuncia al sogno del cinema; ricostruisce una baracca sfondata in una piccola favela di Trastevere. Vi rimarrà fino al ’68 e vi tornerà nel ’71. Comincia a riprendersi, a combattere, a cercare qualsiasi tipo di lavoro. Anche i disegni, che aveva sempre fatto sporadicamente sono andati perduti; ma ora in più grande quantità, piccole schizzi di maschere alla Fellini, diventano qualche volta qualcosa da vendere per sopravvivere.
1967 E’ ancora Fellini al quale D. ha rivolto appelli disperati a dargli un lavoro nell’episodio di “Toby Dammit” nel film Tre passi nel delirio. Le buste paga di tale film sono conservate; sono circa 70.000 lire che bastavano per vivere circa 2/3 mesi. Ha qualche momento di serenità, scrive denunce, lettere e proclami a giornali, politici, attori etc. e disegna con matite colorate, zucche, teste, fiori, case, cazzi e fiche: tutto andato perduto, marcito in una delle cinque valigie lasciate in una grotta.
1968 E’ invece a partire da quest’anno, restato di nuovo senza soldi e senza lavoro ad immergersi nei suoi quadri/disegni che sono l’unica valvola di sfogo e di conforto. E poi incredibile, non vuole nemmeno più venderli; sono come proprie creature piene della sua vita, dei suoi sogni; venderli era un poco come tradirli e rinnegarli. Solo tre anni dopo nelle mostre di strada di Via Margutta incitato dalla sua amica Novella Parigini, comincerà a vendere poche cose anche perché i suoi prezzi erano altissimi per il mercato d’allora. Un piccolo dipinto poteva arrivare anche a un milione di lire (500$) di allora quando uno stipendio medio era di 200.000 lire (100$). S’innamora follemente di una di ragazza tedesca che lo segue o lo ammira come artista e genio, ma non sono chiare le intenzioni di tale Rosy Marg. Dietro a tantissimi suoi disegni ci sono brevi pensieri d’amore per lei e dureranno ossessivamente per tutto l’anno successivo fino all’addio. Speranze di sposarla, di vincere la causa contro la famiglia, di avere finalmente una casa propria e dei figli. Si fa il vuoto nei lavori per TV e Cinema.
1969 Viene invitato a vivere nella casa di un mercante antiquario tedesco, tale signor Adalbert Utsch in Via del Babuino, 36/II, a Piazza di Spagna; in cambio deve vendere in giro per Roma monete, oggetti d’arte vari per suo conto. Continuerà a produrre quadri anche perché alimentato dallo stesso Utsch e dalla sua ammiratrice/amante Rosy. Prevalentemente volti e capigliature. Ancora nessun lavoro per il cinema e TV. Viene messo alla porta il 30/9/69 dal sig: Utsch dopo un violento litigio in cui dichiara Utsch venduto alla famiglia Lombardi per mezzo di una sua firma messa in bianco su di un foglio di carta per la vendita di dischi di Caruso. E’ di nuovo a terra a vagabondare per le strade di Roma. Pietro Gallina gli tiene per qualche tempo le valigie e gli offre un po’ di denaro.
1970 Un anno passato a vagabondare di casa in casa, dormitori pubblici e religiosi, strada. Pietro Gallina è a Cremona e poi a Bracciano per il servizio militare e non può aiutarlo. Inoltre viene abbandonato anche dalla sua adorata Rosy Marg. Nessun lavoro, ma nella disperazione continua a consolarsi con i suoi quadri e “forte della fede in Dio ch’io posseggo non dispero di salvarmi dall’addiaccio (dormire in strada)”. Facendo ricerche su Toscanini alla Scala di Milano e sua madre arpista nello stesso teatro, si convince che il vero suo padre è Toscanini in persona: mostra le sue foto davanti a quelle di Toscanini e ne sottolinea la straordinaria somiglianza.
1971 I suoi dipinti cominciano a piacere, adesso gli vende, anche perché ora è veramente costretto e accetta di esporre alla Mostra dei Cento Pittori di strada a Via Margutta, convinto da Novella Parigini. I suoi prezzi sono sempre troppo alti per vendere bene. Da una parete di 40 pezzi ne vende 12 e servono per sopravvivere. Il sorriso gli torna in volto: ai fortunati acquirenti dice “guai a voi se copiate la mia arte o la vendete al nemico”. Partecipa alla Mostra di Grottaferrata, e vende poche cose. In autunno ha sufficienti soldi per sistemare un’altra vecchia baracca nella favela di Trastevere: vi resterà fino all’80. Scrive anche alla Paramount Pictures Corporation per chiedere lavoro. Esiste una busta di risposta. Nessun film. La Banca di Roma compra 6 disegni a 130.000!
1972 Nella nuova baracca nonostante tutto si sente più al sicuro e ha grande slanci di serenità, ma anche improvvisi attacchi paranoici e sfoghi di pianto sconsolato che cercano solo affetto duraturo. Preso dalla paranoia ridurrà sempre più le sue uscite di notte. Conforto in baracca sono i suoi ricordi, la radiolina a batterie sempre accesa e il lavoro di pittura. Non avendo sempre fogli e colori, lavorerà su pezzi di carta, cartoni, legni trovati in strada. Spesso i colori gli vengono regalati. Dopo aver contattato con difficoltà estreme Fellini, riceve una chiamata per una parte nel finale di Amarcord. Ne è entusiasta e si riaccende l’animo per il cinema. Querela contro l’Anagrafe Comunale di Roma perché non vuole iscriverlo col vero nome Lombardi. Mostra a V.Margutta.
1973 Amarcord che Fellini continua a girare entrerà nel circuito dei cinema solo l’anno seguente. Fellini saputa della sua triste storia gli promette altri lavori. Sono mesi che riprende un po’ di tranquillità e continua a dipingere molto, quadri soprattutto colorati su materiali di scarto. Non tralascia di lottare per la causa della sua famiglia e del suo nome e di suo padre Toscanini. Ora si firma Michele Lombardi Toscanini, in arte D’Artagnan. Vende ancora qulche decina di disegni.
1974/75 Apre la “Trattoria degli Studenti” al Testaccio; ne è l’ideatore e l’organizzatore Pietro Gallina. Non è lontana dalla baracca di D. Adesso almeno per i pasti può trovarsi in famiglia e mangiare; accetta il pasto solo in cambio di qualche aiuto a sparecchiare i tavoli. Incrocia nella trattoria vari personaggi, musicisti, scrittori come Dario Belleza, Moravia, Sinisgalli e anche Carlo Monni e Roberto Benigni, loro pure con pochi soldi. Politicamente simpatizza ora per i grandi movimenti socialisti e sembra dimenticare i Monarchici (ormai estinti). Restava comunque anzi tempo un sostenitore del rientro del re Savoia in Italia.
1976 Partecipa alle feste e ai concerti organizzati nella “Trattoria degli Studenti”; viene coinvolto a fare qualche numero come presentatore e comico. Il suo mondo è fuori dal mondo reale, parallelo e fantasioso, sognante, visionario/ironico. Dipinge su tutto, anche in trattoria sui tovaglioli, sulle tovaglie di carta, sulle scatole di fiammiferi. Fellini mantiene la promessa e lo convoca per il suo Casanova. Diviene di nuovo raggiante quando il suo “divino maestro” lo fa lavorare: “Solo Federico sa quanto io valgo!”. E’ contento di vendere un buon numero di dipinti.
1977/78 E’ regolarmente presente agli “Studenti” per mangiare senza pagare, ma non più di due tre volte a settimana. Fa commissioni a famiglie per documenti negli uffici e alle poste, vende qualche vecchio oggetto, non vuole partecipare più a Mostre e di nuovo non vuole vendere quadri. Ha tanta paura che qualcuno lo copi e rubandogli lo stile gli ruberebbe anche la vita. Con la baracca ormai umile casa fissa, gli amici studenti, la possibilità di mangiare passa un periodo abbastanza calmo, con folate persecutorie costanti ma non violente.
1979 Di nuovo Fellini: è in corso la lavorazione del film La città delle donne. “Il divino maestro” non si è scordato di lui. Lo richiama per una piccola apparizione che sarà l’ultima. Pochissimi lavori di pittura perché fa di tutto per ritornare nel mondo del cinema, ma i tempi sono cambiati e Cinecittà è finita. Accetta di vendere pochi lavori solo a persone fidate.
1980 E’ un altro periodo nero. La “Trattoria degli Studenti” chiude, e anche sfortunatamente la sua baracca con tutta la favela di Trastevere viene abbattuta per costruire delle scuole. Alle famiglie viene assegnata una casa, ma a lui no perché e single, non ha famiglia. A settembre si ritrova disperato nella strada. Pietro è in giro per concerti, non può aiutarlo. Uno degli studenti, Marco Cinque lavora al “Cul de Sac”: provvederà almeno al cibo e a qualche altro piccolo aiuto in danaro.
1981/83 Pietro torna e trova D. disperato e ridotto in pessime condizioni sotto la propria porta di casa (ora Pietro vive da solo, in una piccola stanza 3m.x3m. al Testaccio) e lo ospita per un breve periodo. Per Pietro scrivere musica o articoli di critica musicale/teatrale, leggere e vivere con l’avvolgente presenza di D’Artagnan - un fiume meravilgioso di parole, idee, sogni, visioni, ironie, scherzi a un metro di distanza a tutte le ore del giorno - non era facile. Ci sarebbe voluta un’altra stanza. E allora decide di cedere per lui, a metà, concordemente con i membri del gruppo di musica contemporanea “Spettro Sonoro”, lo studio prove di Via degli Zingari, 52, vicino al Colosseo. Il 4 aprile ’81 viene trasportato da Pietro e Pino Gallina con le sue valigie e scatole varie, un lettino, coperte e materasso nello studio prove. Il gruppo doveva dividerlo con lui ogni volta che ci fosse stata una prova: D. doveva uscire e tornare alla fine delle prove, in genere 2-3 o 4 ore al massimo. Vi si trovava bene nello studio, anche se molto umido; proprio lì, nell’81, produsse alcuni bellissimi quadri. Lentamente, passando il tempo, D. non era più disponibile ad uscire nel momento (ormai raro) delle prove per paura di essere “arrestato dai mascalzoni criminali della D.C…della CIA, del KGB.”, e poi lo studio era stato trasformato in un ordinato locale, con tanto di filo con panni stesi, e strapieno zeppo di materiali e oggetti; Così, in quello scenario surreale, non si potevano più invitare cantanti o direttori esterni, secondo la maggioranza dei membri. Non potendosi far più prove il gruppo lasciò il locale terminando di pagare l’affitto. Continuò per qualche mese a pagare Pietro, aiutato da Guido Zaccagnini e Franco Presutti, sempre membri di “Spettro Sonoro”, ma in minoranza; ciò alfine di aver tempo per trovare un’altra sistemazione. Pietro ne trovò alcune, ma sempre rifiutate da D. perché non di suo gradimento in quanto facili da poter essere attaccate da Carabinieri e Forze Speciali di P.S.; oppure i vicini della casa trovata erano tutte spie, gente inaffidabile. Si era ormai al delirio. Fu così che si finì di pagare l’affitto il 31/8/83. D. rimase nello studio altri tre mesi senza pagare, perché si era fissato di non vendere quadri e forse molti di quel periodo li distrusse perché “potevano essere decifrati” in quanto contenevano messaggi segreti destinati a persone che potevano salvarlo, tra le quali anche Fellini. Sì, perché dietro “il divino maestro” i suoi nemici avevano chiuso tutte le porte di comunicazione. Violento e irascibile come non mai, gridò di essere stato tradito per milioni e milioni di lire dagli amici più cari. Non rifiutò però l’invito del suo amico Pietro per esser trasportato in un alloggio di fortuna e consegnate le sue cose in una grotta del Monte Testaccio, di Pietro Feliziani, artigiano, costruttore di botti. Le sue valigie rimasero fino alla morte in quella grotta e anche dopo. D. le controllava di tanto in tanto, coprendole meglio, con sacchi di plastica della Nettezza Urbana. Dopo la sua morte due contenitori si rovinarono completamente con le infiltrazioni di acqua, distruggendo tutto quello che ci stava dentro. Fu buona opera di Sandro Righi e di sua moglie Yvonne che subentrarono nella grotta dopo la morte del bottaro Feliziani a salvare il resto.
1984/87 Dipinti di questo periodo tranne due tre mini disegni, non esistono più. Ne aveva fatti pochissimi - molti li aveva distrutti - ed erano quelli che stavano nei contenitori rovinati dall’acqua. D. non poteva né voleva più avere più un luogo fisso proprio, duraturo nel tempo; fuggiva di luogo in luogo come un animale che fosse braccato da un branco di lupi. A più di 70 anni, senza più nulla era difficile vivere in un Italia diventata cinica, edonista ed egoista. In più i momenti di follia negativa e autodistruttiva superavano quelli sereni. Sì, è vero che tutte le porte erano veramente state chiuse per lui, ma è anche vero che sovente lui stesso, quando ne trovava una aperta, se la faceva chiudere in faccia. In questi ultimi anni teme di essere ucciso in ogni luogo e non dice nemmeno dove dorme o dove si rifugia. Pietro fino all’85 cerca di stabilire dei contatti che spesso vanno bene, quando lo si invita a cena e quando gli vengono elargiti dei soldi, ma di dove dorma non viene detto. Però poi, un anno prima della sua morte il 5/3/86, Pietro riceve una lettera in cui è scritto che egli ha firmato la condanna a morte di D. per “centinaia e centinaia di milioni” perché lo stesso Pietro avrebbe negato che egli era il vero figlio di Toscanini. L’ultimo periodo è terribile; D. è un uomo che va in giro per Roma con un fioretto e un bastone avvolto nella carta di giornali pronto ad aggredire, ma anche pronto di nuovo al sorriso se lo si stava ad ascoltare. L’amico Pietro lo lascia il 9 agosto del 1987 per un viaggio di tre mesi negli USA. Quando torna viene a sapere che è stato raccolto nei pressi di Via Bezzi al Trastevere, denutrito, buttato là in un angolo della strada, moribondo. Portato all’ospedale Forlanini, spirerà subito dopo il 23 ottobre 1987. All’anagrafe il falso Stinelli Michele risulta ancora vivo; Michele Lombardi è finalmente vero nella morte.
* I dati che formano questa biografia sono stati estratti dai documenti, dalle fotografie, dal retro dei dipinti, dalle copie di lettere e dagli scritti originali trovati nelle sue valigie rimaste quasi intatte; il resto è dato dagli articoli dei giornali, dai libri di cinema e dalle testimonianze di vita vissuta insieme a lui da P.G.
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